Bari, "storie dentro gli armadi": vendere abiti usati raccontando il loro lungo passato
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venerdì 21 marzo 2025
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di Paola Campanella - foto Paola Grimaldi
Siamo andati così a conoscere Annamaria nel suo negozio “Pescivolanti” sito in via Imbriani, nel quartiere Madonnella di Bari. (Vedi foto galleria)
Appena giunti al civico 103, due grandi carpe stilizzate ci annunciano che siamo arrivati. Varcata la soglia, ci ritroviamo in un ambiente piccolo ma accogliente e dietro tre file di appendiabiti scorgiamo Annamaria (per tutti Anna) intenta a rammendare una cucitura.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
«Io sono originaria di Catania – ci racconta dopo averci fatto accomodare –, mi sono laureata a Firenze in Storia dell’Arte e dopo mi sono trasferita a Milano dove per anni ho lavorato nel settore dell’arte contemporanea. Nel 2013 ho deciso di trasferirmi qui a Bari, ed essendomi già avvicinata al tema dell’economia circolare, nel 2018 ho inaugurato questa attività proprio per coniugare due mie passioni: la moda e l’ecologia».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Alle sue spalle spicca una parete rivestita con della carta da parati color azzurro cielo al cui interno “volano” delle carpe arancioni e dorate che riprendono quelle della vetrata d’ingresso. Il collegamento al nome del negozio è immediato e Anna ci spiega il perché di questa curiosa denominazione. «Il mio obiettivo – dice – è recuperare e riadattare indumenti di diverse provenienze per poi provare a raccontarli e a venderli accompagnati dalla loro storia. Chi acquista da Pescivolanti sa che è questo il valore aggiunto del mio progetto: che gli abiti “salvati” sono proprio come dei pesci che, volando, risorgono dal mare».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
E così Anna ci mostra il primo abito di cui vuole raccontarci: un elegante abito color champagne degli anni 50 fatto su misura, con il corpetto in stoffa decorata con filo d’oro e gonna di tulle, prodotto addirittura in un atelier di Lione, proprio come dimostra la sua etichetta.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
«Questo vestito da sera apparteneva a una donna che abitava in via Sparano – ci racconta la negoziante –. Quando venne a mancare, sua nipote mi contattò per effettuare una valutazione dei suoi abiti e ricordo che in quell’occasione rimasi incantata. Quel guardaroba raccontava una vita fatta di notti danzanti, serate di gala e viaggi da sogno testimoniati da capi che riportavano etichette provenienti da tutto il mondo. Mi sentivo come davanti al racconto di un’epoca, di quella “dolce vita” che oggi non esiste più ma che ancora ci fa fantasticare».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Alla stessa signora apparteneva anche un altro vestito, sempre realizzato su misura. Un abito di lino a maniche corte decorato con perline azzurre, di certo più sbarazzino e meno impegnativo del primo.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Può dunque capitare che a richiedere un’analisi del guardaroba siano persone che hanno appena vissuto una perdita, ritrovandosi così in possesso abiti e oggetti che non possono conservare. «Entrare in casa di coloro che stanno attraversando un lutto è sempre complicato perché ci si insinua nella loro sfera intima in un momento difficile – confessa Vasta –. In questi casi spesso i famigliari non sanno neanche cosa ci sia negli armadi ed ecco perché, quando si procede a questo tipo di consulenza a domicilio, occorre sensibilità e rispetto».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Anna ci fa vedere ora una giacca di camoscio blu appartenuta a una donna che viveva di fronte alla sede Rai di Bari. «Chi comprasse questa giacca – sottolinea – acquisterebbe la storia di una donna che amava leggere, andare a teatro, viaggiare e che adorava la moda. La sua vera passione però era il suo gatto e poi i foulard, di cui aveva una collezione ricchissima (alcuni dei quali sono anche in negozio, assieme ai suoi orecchini). È così che gli abiti di una persona permettono di scoprire tanti dettagli della sua vita, certe volte ti parlano di lei quasi quanto potrebbe fare un suo amico».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Il nostro sguardo si posa ora su uno splendido abito lungo, grigio e bianco, tempestato di perline. La donna ci dice che la particolarità di questo capo è che fu prodotto proprio in via Imbriani. «Prima su questa strada c’erano degli atelier di abiti da sposa – spiega –: questo vestito mi è stato donato proprio dalla sarta che un tempo lavorava in una di quelle boutique. Dovrebbe essere degli anni 70».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
L’ultimo indumento che ci viene esibito è un vestito blu notte in pura seta. «Apparteneva a una giovane professionista di Bari che a sua volta l’aveva ereditato da una parente – racconta –. Pur adorandolo, decise di donarmelo per questioni di taglia, sperando che avrebbe reso felice una nuova proprietaria. Qualche tempo dopo però una designer, Federica Centore, notò l’abito e lo selezionò fra i capi da modificare in occasione di un laboratorio che avrebbe tenuto in una scuola di moda».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Così il vestito, in origine semplice e casual, fu trasformato in un abito da sera grazie all’applicazione del pizzo nero che oggi impreziosisce il punto vita. «Per questo ora ha due etichette – evidenzia –: quella sua originale e quella della designer, che testimoniano le due esistenze che ha già vissuto. Perché un abito usato si può anche rinnovare ma approcciandosi sempre e comunque con rispetto, perché questo capo è stato un tempo amato da qualcuno. Acquistare indumenti vintage significa infatti continuare una storia passata nel futuro».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
(Vedi galleria fotografica)
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