di Giancarlo Liuzzi - foto Rafael La Perna

Il Lungomare Sud tra passato, presente e futuro. Racconto n.2: Via Di Cagno Abbrescia
BARI – Eccoci al secondo capitolo del racconto sul Lungomare Sud di Bari. Stiamo infatti ripercorrendo la storia della strada costiera lunga sei chilometri che si estende dal centro cittadino sino a San Giorgio. Il tutto prima che cambi totalmente volto, per via dei lavori di riassetto della ferrovia e della realizzazione del parco Bari CostaSud.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Il primo capitolo del nostro reportage è stato dedicato a Corso Trieste, il tratto di lungomare che va da Pane e Pomodoro al Torrente Valenzano.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Oggi invece vi racconteremo dei tre chilometri di via Giovanni Di Cagno Abbrescia, ovvero del segmento più disabitato e degradato che arriva sino al lido “Il Trullo”. (Vedi foto galleria)

Superato quindi il Canalone ci ritroviamo ad affiancare sulla nostra destra un grande terreno incolto, mentre sulla sinistra delle siepi separano la strada da una lingua di costa inutilizzata che “anticipa” la spiaggia di Torre Quetta.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Fu proprio su questo tratto di litorale che fino agli anni 80 del secolo scorso sorgeva “Il Transatlantico”: un ristorante che per la sua forma dava ai clienti la sensazione di trovarsi su una nave. Fondato nel 1950, per trent’anni accolse cerimonie e concerti nelle sue eleganti sale. Ma a seguito della scomparsa del proprietario Pasquale Angelillo l’attività fu chiusa e la struttura smantellata.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Proseguiamo per qualche centinaia di metri per incontrare sulla destra una delle strutture “simbolo” della zona: l’ex caseificio Adriatico. Si tratta di un immobile bianco di metà 900, con tetto spiovente affiancato da un torrino che, dopo aver ospitato un ufficio postale e prodotto latticini per decenni, è in stato di degrado da circa 15 anni. Le mura esterne sono coperte da graffiti, gli interni invece sono cadenti e colmi di rifiuti. Lo scorso aprile però è stato approvato un progetto di realizzazione di un ristorante.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Sulla nostra sinistra si estende invece Torre Quetta: ampia area costiera che rappresenta l’unico tratto riqualificato di via Di Cagno Abbrescia. Una zona oggi transennata perché è proprio da qui che sono recentemente partiti i lavori per il parco Costa Sud.

Si tratta di un progetto finanziato dal Pnrr con oltre 80 milioni di euro che porterà sul lungomare percorsi ciclopedonali, aree balneabili, giardini e zone per il tempo libero e lo sport. E questo grazie allo spostamento dell’attuale via Di Cagno Abbrescia nella parte più interna, ora occupata dai binari. Ferrovia che, a seguito dei lavori del cosiddetto “collo d’oca”, verrà a sua volta deviata permettendo così al lungomare di ricongiungersi con il resto della città

Ma parliamo della spiaggia di Torre Quetta, dotata di arenili fatti di ciottoli, giardini, passerelle, zone ludiche e punti ristoro. Inaugurata nel 2002 fu posta sotto sequestro dopo appena tre anni: nell’area infatti vennero rinvenute tonnellate di amianto sversate dalla Fibronit, la “fabbrica della  morte” del quartiere Japigia. Furono quindi messi in atto gli opportuni lavori di messa in sicurezza, che terminarono solo nel luglio del 2010.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

I rifiuti tossici furono interrati e coperti da spessi strati di pietre che andarono a creare una scogliera sommersa posta a dieci centimetri sotto il livello dell’acqua. La cosa curiosa è che da allora la barriera frangiflutti va costantemente a increspare il mare, “rompendo” le onde che giungono a riva. Viene così sfruttata dalla vicina scuola di surf (oggi chiusa a causa dei lavori) per cavalcare l’acqua con le proprie tavolette.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Andiamo avanti e sulla destra raggiungiamo una vecchia casa cantoniera color mattone che sorge oggi ai piedi della stazione di Bari Torre Quetta inaugurata nel 2016.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Sulla nostra sinistra invece la costa continua a essere recintata con escavatori, operai e macchine edili all’opera. Il progetto del parco prevede che proprio questo punto diverrà il nuovo polo della balneazione di Bari in continuità con l’adiacente Torre Quetta, con zone solarium e passerelle per l’accesso diretto all’Adriatico. 


Sul lato destro della via incrociamo invece delle casette diroccate che per anni hanno ospitato numerose prostitute. Tempo fa, prima della loro chiusura forzata avvenuta nel 2015, riuscimmo anche a intervistare Maria, la signora che dopo aver praticato il mestiere “gestiva” le ragazze che accoglievano i clienti.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

C’è da dire che queste “case chiuse” rappresentavano solo una minima parte del commercio sessuale operante sul lungomare, che in passato, soprattutto di notte, si presentava come un susseguirsi di fuochi. Oggi la situazione è migliorata ma la strada rimane ancora “battuta”.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Dopo pochi passi raggiungiamo una malmessa palazzina bianca che ospitava una pompa di benzina e un bar operanti qui sino a poco fa, con tanto di distributore automatico di profilattici.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Costeggiamo poi un campo colmo di rifiuti riuscendo a vedere un treno passare sui binari che si trovano a pochi metri di distanza da noi. Questa ampia area di circa 15 ettari sarà trasformata in un altro parco con terrazzamenti, percorsi pedonali e collegamento diretto con il quartiere Japigia.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Subito dopo ci imbattiamo in un angolo vissuto di via Di Cagno Abbrescia composto da una villetta, una ditta di quadri e cornici e dal Sail Village: complesso realizzato nel 2009 in un vecchio opificio con ristorante e uffici.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Un’oasi nel deserto che si affianca a uno degli immobili simbolo del vecchio e del nuovo lungomare: un capannone costruito negli anni 60 che, dopo aver ospitato anche l’ex supermercato GS, fu abbandonato per decenni riducendosi a rudere. L’immobile però nel 2022 è stato demolito e ricostruito (conservando la vecchia forma) per ospitare 30 appartamenti e un bar/ristorante con terrazza vista mare.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Sul lato della costa invece l’area del cantiere si interrompe e possiamo così raggiungere l’Adriatico, che si infrange su un litorale basso e scoglioso. Dall’altra parte invece si ritorna al degrado. Su un terreno si stagliano delle palazzine lasciate incomplete da decenni e, fino a poco tempo fa, occupate da famiglie rom.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Adiacente agli immobili si trova un altro cantiere per l’adeguamento degli scarichi dell’impianto di depurazione Bari Est. A ridosso del mare sono infatti visibili i due grandi tubi della condotta fognaria sottomarina chiamata “bocca del diavolo”. Questa subirà un allungamento dagli attuali 750 metri a ben 2.250 metri e sarà portata a una profondità di 32 metri al posto di 17, con conseguente miglioramento della qualità delle acque marine.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Lato terra continua però la desolazione con una stradina in salita che costeggia basse palazzine decadenti e anche una villa dall’aspetto antico ma ormai in rovina. L’area che circonda gli edifici è inoltre piena di resti di elettrodomestici, materassi e rifiuti di ogni genere.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

A qualche decina di metri incrociamo invece una dimora più moderna curata e, oltre due possenti colonne in pietra, una vecchia dimora in disuso “abitata” da alcuni grossi cani. E subito dopo, ancora una volta, altri edifici malmessi, muretti crollati e abitazioni occupate dai rom.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Siamo intanto arrivati alla fine del nostro viaggio. In lontananza scorgiamo il caratteristico profilo dello stabilimento balneare “Il Trullo”, che segna il passaggio tra via Di Cagno Abbrescia e via Giovine (tratto di lungomare di cui parleremo nel prossimo capitolo).Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Il lido, il cui nome rimanda alla tipica struttura pugliese situata al suo ingresso, è stato fondato nel 1946 e per decenni è stato un punto di riferimento dei baresi tra mattinate al mare e cene nel suo ristorante vista Adriatico. La struttura è stata però chiusa nel 2021 per problemi burocratici e da allora è stato vittima di vandalismo e persino di un incendio.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Ma la “spiaggia” potrebbe avere presto nuova vita grazie a una società di Gallipoli che, dopo aver vinto una gara, dovrebbe ristrutturare e riaprire lo stabilimento. Un’ulteriore speranza di rinascita per questo tratto di lungomare che intanto continua a convivere con decadenza e abbandono.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

(Vedi galleria fotografica)

Foto di copertina di: Fabio Voglioso
 


© RIPRODUZIONE RISERVATA Barinedita
Superato quindi il Canalone ci ritroviamo ad affiancare sulla nostra destra un grande terreno incolto, mentre sulla sinistra delle siepi separano la strada da una lingua di costa inutilizzata che “anticipa” la spiaggia di Torre Quetta
Fu proprio su questo tratto di litorale che fino agli anni 80 del secolo scorso sorgeva “Il Transatlantico”: un ristorante che per la sua forma dava ai clienti la sensazione di trovarsi su una nave
Proseguiamo per qualche centinaia di metri per incontrare sulla destra una delle strutture “simbolo” della zona: l’ex caseificio Adriatico
Si tratta di un immobile bianco di metà 900, con tetto spiovente affiancato da un torrino che, dopo aver ospitato un ufficio postale e prodotto latticini per decenni, è in stato di degrado da circa 15 anni
Le mura esterne sono coperte da graffiti, gli interni invece sono cadenti e colmi di rifiuti. Lo scorso aprile però è stato approvato un progetto di realizzazione di un ristorante
Sulla nostra sinistra si estende invece Torre Quetta: ampia area costiera che rappresenta l’unico tratto riqualificato di via Di Cagno Abbrescia. Una zona oggi transennata perché è proprio da qui che sono recentemente partiti i lavori per il parco Costa Sud
Si tratta di un progetto finanziato dal Pnrr con oltre 80 milioni di euro che porterà sul lungomare percorsi ciclopedonali, aree balneabili, giardini e zone per il tempo libero e lo sport. E questo grazie allo spostamento dell’attuale via Di Cagno Abbrescia nella parte più interna, ora occupata dai binari
Ferrovia che, a seguito dei lavori del cosiddetto “collo d’oca”, verrà a sua volta deviata permettendo così al lungomare di ricongiungersi con il resto della città
Ma parliamo della spiaggia di Torre Quetta, dotata di arenili fatti di ciottoli, giardini, passerelle, zone ludiche e punti ristoro (foto di Paola Grimaldi)
Inaugurata nel 2002 fu posta sotto sequestro dopo appena tre anni: nell’area infatti vennero rinvenute tonnellate di amianto sversate dalla Fibronit, la “fabbrica della  morte” del quartiere Japigia. Furono quindi messi in atto gli opportuni lavori di messa in sicurezza, che terminarono solo nel luglio del 2010 (foto di Antonio Caradonna)
I rifiuti tossici furono interrati e coperti da spessi strati di pietre che andarono a creare una scogliera sommersa posta a dieci centimetri sotto il livello dell’acqua. La cosa curiosa è che da allora la barriera frangiflutti va costantemente a increspare il mare, “rompendo” le onde che giungono a riva
Viene così sfruttata dalla vicina scuola di surf (oggi chiusa a causa dei lavori) per cavalcare l’acqua con le proprie tavolette
Andiamo avanti e sulla destra raggiungiamo una vecchia casa cantoniera color mattone...
...che sorge oggi ai piedi della stazione di Bari Torre Quetta inaugurata nel 2016
Sulla nostra sinistra invece la costa continua a essere recintata con escavatori, operai e macchine edili all’opera. Il progetto del parco prevede che proprio questo punto diverrà il nuovo polo della balneazione di Bari in continuità con l’adiacente Torre Quetta
Sul lato destro della via incrociamo invece delle casette diroccate che per anni hanno ospitato numerose prostitute
C’è da dire che queste “case chiuse” rappresentavano solo una minima parte del commercio sessuale operante sul lungomare, che in passato, soprattutto di notte, si presentava come un susseguirsi di fuochi. Oggi la situazione è migliorata ma la strada rimane ancora “battuta” (foto di Gennaro Gargiulo)
Dopo pochi passi raggiungiamo una malmessa palazzina bianca che ospitava una pompa di benzina e un bar operanti qui sino a poco fa...
...con tanto di distributore automatico di profilattici
Costeggiamo poi un campo colmo di rifiuti...
...riuscendo a vedere un treno passare sui binari che si trovano a pochi metri di distanza da noi
Questa ampia area di circa 15 ettari sarà trasformata in un altro parco con terrazzamenti, percorsi pedonali e collegamento diretto con il quartiere Japigia
Subito dopo ci imbattiamo in un angolo vissuto di via Di Cagno Abbrescia composto da una villetta...
...una ditta di quadri e cornici...
...e dal Sail Village: complesso realizzato nel 2009 in un vecchio opificio con ristorante e uffici
Un’oasi nel deserto che si affianca a uno degli immobili simbolo del vecchio e del nuovo lungomare...
...un capannone costruito negli anni 60 che, dopo aver ospitato anche l’ex supermercato GS, fu abbandonato per decenni riducendosi a rudere (foto di Antonio Caradonna)
L’immobile però nel 2022 è stato demolito e ricostruito (conservando la vecchia forma) per ospitare 30 appartamenti e un bar/ristorante con terrazza vista mare
Sul lato della costa invece l’area del cantiere si interrompe e possiamo così raggiungere l’Adriatico...
...che si infrange su un litorale basso e scoglioso
Dall’altra parte invece si ritorna al degrado
Su un terreno si stagliano infatti delle palazzine lasciate incomplete da decenni e, fino a poco tempo fa, occupate da famiglie rom
Adiacente agli immobili si trova un altro cantiere per l’adeguamento degli scarichi dell’impianto di depurazione Bari Est
A ridosso del mare sono infatti visibili i due grandi tubi della condotta fognaria sottomarina chiamata “bocca del diavolo”. Questa subirà un allungamento dagli attuali 750 metri a ben 2.250 metri e sarà portata a una profondità di 32 metri al posto di 17
Lato terra continua però la desolazione con una stradina in salita che costeggia basse palazzine decadenti...
...e anche una villa dall’aspetto antico ma ormai in rovina
L’area che circonda gli edifici è inoltre piena di resti di elettrodomestici, materassi e rifiuti di ogni genere
A qualche decina di metri incrociamo invece una dimora più moderna curata...
...e, oltre due possenti colonne in pietra, una vecchia dimora in disuso “abitata” da alcuni grossi cani
E subito dopo, ancora una volta, altri edifici malmessi, muretti crollati...
...e abitazioni occupate dai rom
Siamo intanto arrivati alla fine del nostro viaggio. In lontananza scorgiamo il caratteristico profilo dello stabilimento balneare “Il Trullo”, che segna il passaggio tra via Di Cagno Abbrescia e via Giovine (foto di Fabio Voglioso)
Il lido, il cui nome rimanda alla tipica struttura pugliese situata al suo ingresso, è stato fondato nel 1946 e per decenni è stato un punto di riferimento dei baresi tra mattinate al mare e cene nel suo ristorante vista Adriatico
La struttura è stata però chiusa nel 2021 per problemi burocratici e da allora è stato vittima di vandalismo e persino di un incendio



Giancarlo Liuzzi
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Rafael La Perna
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  • gaetano sacco - Vecchi ricordi recuperati alla memoria: il caseificio Adriatico, il distributore della benzina, il Trullo, Il Transatlantico, ecc. Che fine ha fatto la Sirenetta? E il progetto di sviluppo turistico del lungomare sud di Bari?
  • Vito Petino - IO E IL TRULLO - 1957 Quella mattina di fine aprile non è che si avesse molta voglia di entrare a scuola, e la poca che si ebbe fu subito vinta da un sole caldo e un cielo limpidissimo. Cercai di influenzare i più dei compagni tentennanti. Ma il grosso della classe si spinse mogio e a capo chino ciondolante nell’aula. Restammo in dieci. Tre al suono della campanella si aggregarono agli sconfitti, uno li seguì dopo pochi secondi, altri due li convinsi facilmente a farmi compagnia, dicendo di come il mare sarebbe stato fantastico; ne restavano tre fermi con lo sguardo che pendolava da noi all’ingresso della scuola. Ricorsi, da ragazzaccio di strada, all’unico espediente che li avrebbe attratti nel nostro gruppo di vacanzieri scolastici. - E se proprio oggi vi interrogano? Come tre saette si unirono a noi. Quelli che convinsi con facilità erano Gentilli e Adda; due dei cinque che nel febbraio precedente fecero ics con me, Perris e Selvini, per andarcene nel Lido Marzulli abbandonato al caldissimo sole di quell’inverno ormai alla fine, calandoci per pochi secondi in quel bonaccione d'un Adriatico barese; nell'acqua di cristallo verde marino per la sabbia sul fondo ondulato che, a sorpresa, ci paralizzò tanto era fredda. I tre nuovi erano le saette dell'interrogazione evitata, Iacobellis, Mari e Ciccinelli. - Dove si va?” Decidemmo di farla più lunga la gitarella e di arrivare sino al Trullo. Nascondendoci ognuno per proprio conto, sfilammo alla chetichella lungo le vetrate d’esposizione della Fiat, fabbricato che tuttora sta accanto alla nostra vecchia scuola Amedeo D’Aosta. Ci riunimmo di fronte subito dopo i binari a destra del passaggio a livello. Percorremmo tutta la via Imperatore Traiano fino al Canalone. E appena superato il ristorante Transatlantico, ci avviammo sulla strada provinciale allora chiamata via Vecchia di Mola, che alla fine confluiva nella statale 16 nei pressi del Camping San Giorgio. A metà tragitto circa c’è il Trullo. Le gambe buone ci fecero raggiungere la meta in poco meno di un'ora; ci prendemmo diverse pause ad ammirare il mare a tavola blu con chiazze color acqua marina nelle zone sabbiose. Il Lido Trullo era chiuso, ma noi saltammo il muretto e ci aggirammo come faine in cerca di una insenatura per calarci in mare. Ma quel tratto di costa è scogliera frastagliata. Così per non rischiare in un fondo che non conoscevamo bene, molto scuro per le alghe verdoni e alcune pozze senza luce, tolti gli indumenti, preferimmo bagnarci sulla scaletta che scendeva nell'Adriatico corruscato quel giorno, e distenderci al sole sulla piattaforma di cemento. Dopo un'ora asciutti e rivestiti, uscimmo, non scavalcando di nuovo il muretto di cinta verso la strada, ma da un varco che scoprimmo nella recinzione. Nel verde abbondante che allora circondava il Trullo, punteggiato lungo il perimetro anche da alcune piante di fichi d’india, diventammo cacciatori di lucertole. E mentre, come novelli Davide senza fionda, c'eravamo armati ognuno con una pietra, aguzzavamo gli occhi in cerca di lucertole fra l’erba e il muretto a secco. Sentimmo un tum e Iacobellis gridare. - Un gabbiano ha urtato contro il Trullo ed è caduto in quel punto ai piedi del muro circolare. Accorremmo in sei e ci bloccammo nel vedere muoversi due ali pennute nell’erba. Solo Gentilli, che dai movimenti e pigolii che emetteva capimmo fosse il più esperto, gli si avvicinò acquattandosi; lo accarezzò là dove era caduto, e con tanta dolcezza lo prese in mano. Tremava il piccolo volatile, ma il suo colore non era quello dei gabbiani. - È una Tortorella, disse Gentilli calmo. Più per tranquillizzare la piccola; e con carezze continue fermò il tremore dello stordito pennuto, rasserenando anche noi. Col mio fare da ragazzo uso a quartieri popolari, acquisito in ambienti pregni di mentalità primordiale quando, armati di fionde, s’andava a caccia di uccelli nelle campagne di Japigia, mi venne istintivo un suggerimento. - Buona per farci un brodo. - Ma sei matto, Petino. Ribatté Gentilli che, dopo manipolazioni amorevoli e carezze continue riuscì a far drizzare la Tortorella sulle zampette arpionate al suo indice. E stimolata spiccò il volo liberatorio verso il cielo azzurro come il mare, scomparendo man mano, sino a divenire un puntolino, su su sempre più in alto, verso la luce più intensa. Dopo la buona azione, ce ne tornammo più contenti verso casa. Io sempre convinto che un bel brodetto sarebbe stato meglio. Ho continuato a frequentare il Trullo. A diciannove anni per mimetizzarmi con la mia 500 e la ragazza dentro fra le altre auto. A venticinque più civilizzato, invitato da don Ciccio Cianciola, che proprio di fronte aveva una splendida villa, e come tesserato del Lido Trullo mi invitò a frequentarlo per due estati consecutive insieme a tanti altri compagni. Anni ancora, e sempre Don Ciccio mi incaricò di valutargli la villa da mettere in vendita. Poi più nulla. Solo passaggi veloci con l’auto, giusto il tempo di vedermelo scorrere davanti con la sua palla in cima, per poi riprenderlo con lo specchietto retrovisore, in cui non vedevo il reale, ma lo scorrere di quelle antiche immagini della magnifica giornata bigiata con i compagni di scuola, senza la quale, istruito nei giorni successivi dal compagno Gentilli, avrei saputo molto poco sulla vita di tortorelle, gabbiani e colombe, dei colori di penne e occhi, zampe, becchi e segni particolari, che nell'insieme ne mettevano in rilievo la differenza fra le specie; sul tempo della fecondazione delle uova, la successiva cova e nascita dei piccoli…


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